FORNO DEL CASTELLO

PROGETTO ARTE

 

PROGETTO ARTE

Giocando coi draghi
Al museo di Boston ci sono i 9 draghi, cellule di un organismo iconico millenario, che intorno alla metà del XIII secolo, in Cina, Chen Rong dipinse ad inchiostro su carta: appaiono tra nuvole, come fulmini lampeggianti, energia improvvisa e violenta che squarcia la bianco-grigia coltre lanuginosa. Draghi tra nuvole: la Verità è un baleno che compare per un attimo tra il metamorfico e l’indistinto, un gioco della forza di un ibrido essere divinamente animale che scherza con l’acqua e l’aria. Meglio guardarla così, in immagine, la porta segreta alla sapienza orientale, con la sua oscillante Strada che sonda la Verità, coi suoi opposti di Pieno e di Vuoto che si abbracciano all’infinito e si rovesciano l’uno nell’altro. Il Drago, forte della sua ancestrale vicinanza con i rettili preistorici e le fantasiose combinazioni teratologiche, si snoda per culture ed epoche, indifferente ai tentativi di ridurne la evocatività vitalistica attraverso le rappresentazioni ossessive che lo vogliono segno del male proveniente dal Maligno. Pensiamo ad un piccolo fumetto simbolico: il drago cinese, giocoso e vitale, come un interminabile bruco in carta dipinta, raggiunge Cisterna e specchia la sua energia creativa nelle elaborazioni di artisti e di bambini che proprio questo, più o meno consapevolmente, ci dicono: alcune immagini, come la verità, hanno aspetti infiniti che raccontano le forme in fuga dell’esistenza:  tra acqua, terra e cielo, portatori di pioggia e padroni del fuoco, terrificanti e comici, saggi e avventati. Il Drago, a volerlo guardare come metafora forte, è la Tradizione Creativa, che conserva e protegge distruggendo e ricreando, sorta di eterno gioco della culla di spago: si riceve una forma dalle mani di un altro e le nostre mani la trasformano, pronte a donarla per una nuova forma ed una nuova avventura della vita.

Giancarlo Tonani

Storia di un castello, due draghi, mille colori e tanti bambini

C’era una volta una collina in mezzo a mille altre colline.
Ma non era una collina come tutte le altre: era una collina speciale perché sulla sua cima sorgeva un castello.
C’era una volta un castello ma non era un castello come tutti gli altri: era un castello speciale perché, nel suo grande pancione, ospitava un museo.
C’era una volta un museo ma non era un museo come tutti gli altri: era un museo speciale perché era il Museo Arti e Mestieri di un Tempo di Cisterna d’Asti.
Ma non finisce davvero così, anzi è solo l’inizio di una storia lunghissima perché c’erano anche due artisti, due draghi in cerca d’autore e, soprattutto, tanti bambini con occhi stupiti spalancati sul mondo.
Ora ci vorrebbe una bella principessa addormentata, magari prigioniera di qualche drago. Invece no, i draghi di questa storia non rapiscono principesse che, se ci fossero, non avrebbero bisogno di essere addormentate perché, in questo castello speciale, la realtà a volte è più bella di un sogno.
Ma come si incontrano gli artisti, i bambini, i draghi?
È bastato un incontro nel vecchio castello, un sogno - diventato idea - che arriva agli artisti e si trasforma in linea, colore, in drago per tornare sogno e libertà nella mani dei bambini.
Ancora una volta il museo Arti e Mestieri di un Tempo di Cisterna d’Asti, ha creduto nella scommessa di essere aperto al territorio, di fornire stimoli e incentivi culturali rivolti a tutti, in particolar modo, ai bambini che saranno gli adulti di domani e, nelle cui mani, è racchiuso il futuro.
Così è nata la collaborazione con l’Associazione Arthesische ha regalato a Cisterna, grazie al finanziamento della Fondazione Cassa di Risparmio di Torino,  l’emozione di progettare la trasformazione di alcune sue parti in un museo all’aperto e che ha già donato ai bambini l’occasione  di partecipare attivamente a questa iniziativa, fornendo loro anche l’opportunità di sperimentare l’utilizzo di materiali, supporti e tecniche pittoriche diverse.
Ma che fine hanno fatto i due draghi?
A partire da quelli realizzati da Jins e Memeo, all’interno dei laboratori condotti dagli artisti nelle scuole di Cisterna, sono diventati quasi cento: colorati, aggrovigliati, “spaventosi”, ingenui, comici, irriverenti… non sappiamo se siano stretti, crediamo che siano felici in compagnia, ora che animano le arcate della scuola dell’infanzia e le tele realizzate dai piccoli pittori, dimostrando che i bambini sono di per sé degli artisti, dotati di anima, passione e creatività, capaci di colorare il cielo con le mani che descrivono immaginari voli, gli occhi spalancati e le gambe penzoloni sugli arcobaleni della loro fantasia…
Allora i castelli incantati non esistono soltanto nei libri delle fiabe e, ai draghi si può anche parlare perché a Cisterna d’Asti anche le fiabe più strampalate possono diventare reali.
Provare per credere.

Le maestre
e
I responsabili dell’Associazione
Museo Arti e Mestieri di un tempo

Arte e Paesaggio: una dinamica costante

Il paesaggio è sempre stato il luogo principe della costruzione identitaria di un’area geografica e politica. Eppure questa prerogativa si è andata sempre più perdendo negli ultimi anni.  L’evoluzione del concetto di paesaggio che abbiamo vissuto negli ultimi decenni, coincide con un inesorabile intervento dell’uomo sulla natura, ed il conseguente abuso delle risorse ambientali, configurando un interesse sempre maggiore di ogni disciplina di pensiero alle soluzioni progettuali che poi saranno elevate a tipologie d’intervento da parte degli amministratori, di chi decide come fare paesaggio.

L’approccio metodologico di chi voglia considerare il territorio come qualcosa di vivo e desideri intervenire su di esso in maniera consapevole e responsabile, deve quindi essere caratterizzato da una necessaria interdisciplinarietà dei saperi, dove le singole figure professionali (architetti, artisti, sociologi, designer, curatori, antropologi, filmaker, filosofi) trovano ricchezza nei punti di complementarietà disciplinare. Il paesaggio diviene campo d’indagine, strumento aperto ad ogni singola esperienza professionale, che si svolge intrecciandosi nel territorio con le conoscenze altrui, nella consapevolezza di vivere un processo di conoscenza, di progettualità interattiva con il territorio, che appartiene alla nostra cultura contemporanea, al nostro vivere quotidiano.

La manifestazione “Castelli d’Arte”, organizzata dall’Associazione Arthesis e dal Museo Arti e Mestieri di un Tempo di Cisterna d’Asti, ha proprio questo scopo: presentare diversi sguardi sul territorio, diversi sia per il medium prescelto che per età, formazione ed esperienza dei partecipanti chiamati a dare il proprio contributo alla manifestazione:

1) Gli studenti della scuola dell’infanzia e primaria di Cisterna, coordinati da artisti sensibili a queste tematiche, sono stati chiamati a districarsi all’interno di un processo compositivo-figurativo che si esplicita soprattutto nel recupero storico-artistico di una particolare zona del paese di Cisterna d’Asti.
Il campo operativo prescelto è la strada che unisce il castello Medievale, sede della manifestazione e del museo Arti e Mestieri di un tempo, alla “casa del particolar”, un nuovo spazio espositivo del museo. Lungo la salita che porta alla casa sono presenti delle arcate che sono state murate e che necessitano di un intervento di recupero e abbellimento. Questo spazio è stato oggetto di studio dei due artisti, che hanno progettato l’intervento e coinvolto i bambini in un percorso parallelo al loro. I bambini hanno sperimentato, grazie alla consulenza degli artisti alcune tecniche pittoriche, reinterpretando lo stemma di Cisterna (due draghi con il pozzo), oggetto di lavoro anche degli artisti e facendolo diventare murales su pannelli di legno posti nella scuola dell’infanzia.
Il lavoro finale, ideato da Jins e Memeo per le arcate, è il risultato di un processo di sintesi dove emerge la complessità della storia e della cultura di un territorio.

2) La complessità dell’approccio prescelto per avvicinarsi ad un’osservazione del paesaggio che non sia semplicemente contemplativa ma sappia diventare propositiva di uno sguardo nuovo, richiede ovviamente anche il supporto dell’arte. Nell’arte esiste una reinvenzione continua del mondo dove la visione è già progetto: i paesaggi vengono in un certo senso rappresentati come fossero dei progetti. L’arte contemporanea anticipa e prefigura il paesaggio. L’immagine pittorica, fotografica o cinematografica non esiste come imitazione della realtà ma come sua interpretazione e ha in sé le caratteristiche di un progetto. Nell’osservazione dell’arte contemporanea si stabiliscono rapporti, connessioni con la morfologia del territorio, con le planimetrie dei centri urbani, con il caos dell’espansione metropolitana. E spesso i rapporti formali, cromatici e materici che si stabiliscono all’interno di un’opera, sono così calibrati e risolti che si esplicitano in una sorta di nuova progettualità della realtà.
Gli artisti invitati a progettare la trasformazione di una porzione di territorio, esporre le proprie opere e a coordinare i lavori dei bambini, sono artisti che hanno dimostrato una particolare sensibilità alle tematiche del paesaggio e del suo rapporto con il territorio. A loro è spettato il compito di far sentire il polso della situazione e stimolare la riflessione sulle direttrici di intervento da mettere in atto.

3) Infine è stato organizzato un convegno, dal titolo “Arte e Paesaggio: una ricerca progettuale”, vertente sui rapporti tra le arti, la filosofia, l’urbanistica e il paesaggio, nella convinzione qui ribadita che soltanto attraverso un approccio pluridisciplinare si possa comprendere e interpretare il paesaggio e tutte le sue implicazioni con chi lo osserva e vive. Sono state individuate direttrici di riconnessione territoriale, possibilità di intervento strutturale sul paesaggio, anche appoggiandosi a linee dinamiche naturali-artificiali o a situazioni territoriali significative, nel tentativo di recuperare siti degradati e riscoprire saperi dimenticati.

Associazione Culturale Arthesis

 

Il progetto

La collaborazione tra i “Mens” (Marco Memeo e Paolo Gillone), il Museo Arti e Mestieri e l’Associazione Arthesis ha portato alla definizione, da parte degli artisti, di un progetto, finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Torino, che verrà illustrato nelle pagine di questo catalogo.
Gli artisti hanno reinterpretato il logo di Cisterna (due draghi con un pozzo, stemma araldico dei Principi Dal Pozzo della Cisterna, signori del luogo) facendolo diventare parte del paesaggio e  contenitore di memorie. Parte del paesaggio in quanto i due draghi attraversano - per  ora solo a livello progettuale - le arcate che costeggiano la strada che porta alla casa del particolar, in corso di restauro, che diventerà sezione distaccata del museo. Contenitore di memorie perché, a partire da letture riguardanti la cultura immateriale del territorio, gli artisti hanno rielaborato  graficamente storie, immagini, miti e riti, che diventeranno parte integrante del lavoro: un’installazione che verrà realizzata in lamiera e offrirà più chiavi di lettura, una più generale, rappresentata dai due grandi animali e un’altra più particolare, data dalle realizzazioni grafiche contenute in questo catalogo, che verranno disegnate sui corpi dei draghi.