I riferimenti più antichi al territorio di Cisterna permettono di risalire all'età romana. Attorno all'anno Mille si può collocare l'accentrarsi del primo insediamento sul "Monte de Stephano", sotto il castello di Belriguardo, mentre il secondo abbandona gradualmente la zona della parrocchiale antica per l'attuale concentrico, al riparo di un primitivo castello. Dalla prima metà del XII secolo inizia la signoria del vescovo di Asti sul feudo di Belriguardo. Dopo l'inizio del '200 parte dei feudi di Cisterna e Belriguardo, considerati territori separati, è in possesso dei consignorì di Loreto e Canale, che ricevono investitura dal vescovo.
Questi vendono nel 1242 al Comune di Asti che, scavalcando i diritti vescovili, concede forse i feudi ai signori di Gorzano, ai quali viene attribuita la costruzione del nucleo più antico dell'attuale castello. Il tentativo dei "de Gorzano" di sottrarsi nel 1274 all'egemonia astese, segna la loro sconfitta. Dalla metà del '300, dopo una parentesi dei De Mercato e dei Bergognini, compaiono come feudatari i Garetti, signori di Ferrere, ma tra il 1375 e il 1380 il vescovo Francesco Morozzo concede la terza parte dei feudo ai Roero; questi, pur protestando per oltre mezzo secolo, non riusciranno mai ad averne l'effettivo possesso a motivo della potenza e dell' irriducibile opposizione in loco dei Garetti.

Dopo un breve periodo agli inizi del '400 nel quale una parte del feudo viene assegnata dal vescovo Alberto Guttuari ai suoi fratelli Domenico e Benedetto, i Garretti vendono nel 1470 e 1472 ai Pelletta quanto è di loro spettanza in Cisterna e Belriguardo, ma resisi i Pelletta correi di omicidio nel 1475, il feudo viene assegnato l'anno seguente da papa Sisto IV al nipote Antonio Della Rovere d'Aragona. Nel 1559 Giovanni Della Rovere vende il feudo al capitano Torquato Torto, da cui passa alla figlia Isabella, sposa del marchese Borso Acerbo. Questi, attorno al 1580, vende il feudo ai Dal Pozzo, senza preventiva autorizzazione, onde papa Gregorio XIII ordina al braccio secolare - il duca di Savoia, suo vicario in Cisterna, Montafia e Tigliole dal 1560 - di conquistare il castello con la forza.
L'intento viene facilmente raggiunto dal conte di Masino, poichè il capitano Antonio, fratello di Borso, lo consegna per timore delle conseguenze in caso di rifiuto; per il momento il castello viene affidato a governatori della S. Sede. Riesaminata la questione negli anni seguenti, il feudo viene reso nel 1591 a Borso Acerbo e alla moglie Isabella, anzi, nel 1599, Cisterna e Belriguardo riuniti vengono elevati a marchesato. Dal Borso, Cisterna passa per vendita nel 1650 a Francesco Dal Pozzo, marchese di Voghera per il cui figlio Giacomo papa Clemente X erige il feudo in principato, concedendo anche, nel 1673, il privilegio di battere moneta, revocato poi con decreto della Camera dei Conti sabauda nel 1790.
(da: Roero, repertorio degli edifici religiosi e civili, di Baldassarre Molino).