R.D.I. IL MURO DI FIRENZE

“RDI Il muro di Firenze” (Besa Muci) è il nuovo romanzo di Edoardo Angelino. Lo ha presentato venerdì 17 ottobre 2025 al Castello di Cisterna insieme a Alberto Banaudi. L’ incontro è stato promosso da Polo Cittattiva per l’ Astigiano e l’Albese – I.C. S. Damiano d’Asti, Museo Arti e Mestieri e Comune di Cisterna d’Asti, Generali Italia spa - Agente Mario Cielo, Canale (CN), Libreria "Il Pellicano" e Aimc Asti.


Edoardo Angelino, già docente del liceo “Vercelli” di Asti, insegna geopolitica all’Utea. Esordio nel ‘95 con “L’inverno dei mongoli” (Einaudi), che si aggiudica il Premio Berto ed entra tra i finalisti del Premio Alassio. “Binario morto” (Besa Muci, 1998), vince il Premio Fedeli (miglior romanzo poliziesco dell’anno). Con Paolo Berta ha scritto “Un tuffo nella vita” (Lindau, 2016). “RDI. Il muro di Firenze” è il suo quarto libro.
Alberto Banaudi è laureato in Lettere Classiche presso l’Università di Torino e quella in Filosofia presso l’Università di Genova. È professore di storia e filosofia al liceo scientifico “Pellati” di Nizza M.to e di letterature classiche all’Utea. Oltre ad insegnare, si dedica alla ricerca filosofica.
Angelino – come ha detto in apertura Banaudi - si dimostra ancora una volta un grande storico e giallista in un libro che appartiene al genere ucromia, un tempo che non esiste in realtà. È una lettura storica che parte facendo delle supposizioni. Nel titolo la R.D.I. significa Repubblica Democratica italiana immaginando che l'Italia finisca divisa in due parti: nord e sud.
La prima è sotto un regime di tipo comunista mentre l’altra è rimasta una monarchia liberale occidentale. Il protagonista è un professore che racconta la sua storia intersecando le vicende dal 1935 al 1991.
È un libro storico molto bello e riguarda le vicende storiche in un'ottica italiana ma, al centro della vicenda, c’è un professore che, da membro attivo del R.D.I. scopre i meccanismi del potere che rivelano doppi giochi. C’è anche una figura femminile che è la cattiva della storia.
Ma cosa ha spinto l’autore ha usare l'ucronia?
“Sono partito dal presupposto di scrivere cosa sarebbe successo pensando alla fine della seconda guerra mondiale che è iniziata da tre potenze, le vede sconfitte. L’ Italia, rispetto alle altre, se la cava molto meglio. Evitiamo di vedere diviso il nostro territorio nazionale perché gli americani non volevano vederne finire una parte sotto l’influenza dell’Unione Sovietica. Inoltre, nel nostro Paese, la lotta partigiana era stata di grande aiuto. Così ho pensato a cosa sarebbe successo se fosse andata diversamente. Ho lasciato il re al sud dove al referendum, in effetti, aveva comunque vinto. Il muro che divide l’Italia l’ho immaginato a Firenze. Il Sud vive uno sviluppo industriale. In questo scenario, una giovane professoressa dal Sud si traferisce a Nord” ha precisato Angelino.
Emerge la figura del professore come uomo affabile anche se, come ha sottolineato Banaudi, tutti lo consideriamo un cattivo. È interessante la parte dove si parla dei centri di potere. È un libro avvincente dove ho capito e ritrovato certi meccanismi che c'erano in Unione Sovietica.
L’autore ha detto di essersi ispirato anche ai meccanismi del potere nel fascismo, in Urss ma anche ai racconti dei vecchi comunisti degli anni ‘50. Nell’ultimo caso, la lotta era per sopravvivere all’interno del partito. In Italia c’erano danni limitati ma altrove si rischiavano i lavori forzati e un regime che opprime spinge tutti al peggio. Essenziale, in questo mondo, il gioco delle informazioni.
Il protagonista, essendo un uomo intelligente e con alto senso della giustizia, viene guardato con sospetto.
Tutto ciò, come ha sottolineato Angelino, è tipico dei regimi, delle multinazionali o delle aziende private dove i capi, spesso, non vogliono intorno chi li può criticare perché lo vedono come concorrente. Questo meccanismo si esplica anche in Italia si vede questo nei partiti. La sua nemica fa la carriera perché astuta e sottovalutata. È un libro affascinante che pare mettere in pratica la teoria delle élites. Attraverso la narrazione, si capiscono cose che non si capirebbero con la storia.
Giovanna Cravanzola

 

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