Martedì 8 aprile 2025, Dario Ianes ha presentato in videoconferenza “Credere, obbedire, insegnare. Voci critiche sulle Indicazioni Nazionali 2025 per il primo ciclo di istruzione” (Erickson). Ne ha discusso con Bianca Testone. L’incontro è stato organizzato da Polo Cittattiva per l’Astigiano e l’Albese – I.C. S. Damiano d’Asti, Museo Arti e Mestieri di un Tempo e Comune di Cisterna d’ Asti, Israt, Forum per l’educazione e la scuola del Piemonte, Associazione "Franco Casetta", Libreria "Il Pellicano" e Aimc Asti.
Dario Ianes è professore ordinario di Pedagogia dell’inclusione alla Facoltà di Scienze della Formazione della Libera Università di Bolzano-Bozen e co-fondatore del Centro Studi Erickson di Trento. Bianca Testone è vicepresidente dell’ Aimc Piemonte.
“Il ministro nei mesi scorsi aveva vagheggiato un’anteprima delle Nuove Indicazioni. Non eravamo d'accordo che si scrivessero queste cose prima della pubblicazione ufficiale del documento e allora con degli amici, in occasione dell' 11 marzo, abbiamo preparato un instant book” ha detto in apertura Mario Ianes.
Il titolo è prorompente. Nella prima parte del libro mette a confronto le indicazioni in modo comparato e ciò a cui si assiste è, tra le altre cose, un quadro culturale cambiato drammaticamente.
“Nel nuovo documento si parla di persona, scuola e famiglia a differenza di cultura, scuola e persona. La parola scuola, nel 2012, voleva mediare tra la cultura e la persona perché quest’ultima, attraverso la scuola, si approccia alla conoscenza del mondo” ha sottolineato Bianca Testone.
Infatti l’utilizzo dei termini è molto importante e, come ha detto Ianes, le indicazioni danno un forte indirizzo alla scuola che si vorrebbe da parte di chi produce i documenti. Molti docenti sono tranquillizzati da questo quadro e avranno una spinta ad agire in modo pauroso ma anche autoritario.
I termini utilizzati nel quadro culturale, nel 2012, davano una visione aperta e di amplissimo respiro ed era molto presente il pensiero di Morin rivolto anche alla vita sul pianeta. Per Morin i saperi, i contenuti… sono forndamentali e parla, infatti, di grandi saperi superando una cultura settoriale e artificiosa: una scuola capace di mettere in pratica quanto scritto nella Costituzione.
Inoltre, mettere in primo piano la cultura porta dentro ad un altro tema che è quello della comunità educante.
Nel documento del 2012, il docente era considerato un uomo di cultura con libertà di insegnamento senza bisogno di suggerimenti. Sono differenze culturali che possono sfuggire ma descrivono una scuola prescrittiva.
L’immagine che si vede nel 2025 fa emergere la paura che prima non c’era. È la paura nei confronti del bambino, del suo corpo, dell’affettività, della libertà e della possibilità di costruirsi una testa ben fatta. Si fa ricorso anche al paternalismo. Di certo, una persona critica non è un elettore semplice.
Rispetto alle nuove tecnologie, non bisogna temerle ma averne competenza. Invece, per quanto riguarda il tema dell’inclusione “Sembra che nel 2025 riguardi sono bes, adhd… invece una scuola inclusiva riguarda tutti, soprattutto in merito alle differenze che sono infinite e non devono diventare disuguaglianze. Riguarda anche le eccellenze. L’inclusione deve riguardare tutti – ha proseguito il prof. Ianes – ma ci sono anche due grandissimi temi assenti: il piano educativo individualizzato e gli insegnanti di sostegno e gli educatori che mancano. Una visione vecchia e omissima rispetto a questi temi”.
L’impressione – ha sottolineato Bianca Testone – è che siano state ignorate la ricerca pedagogica e la didattica. Occorre riflettete sul linguaggio utilizzato: parole ricercate ma anche termini didattico/pedagogici usati in modo errato.
“Una parola da dire è ignoranza ed è evidente il tono parternalistico. Si sente Galli della Loggia che, però, sostiene che l’inclusione sia un mito e un danno nella scuola. Poi pizzico di novità con cose come le graphic novel e altro quando i docenti sanno già quali strumenti usare. Le reazioni sul documento sono in gran parte negative: alla scuola vera serve altro… molto altro. Il questionario per la raccolta informazioni, poi, è fatto malissimo dal punto di vista metodologico. È come essere un piano inclinato, in cui si scivola. Il lavoro dell'insegnante deve diventare una professione valorizzata ma anche in continua formazione valorizzante” ha concluso Ianes.
Giovanna Cravanzola