MUSSOLINI HA FATTO TANTO PER LE DONNE

Venerdì 11 novembre 2022 in videoconferenza, Mirella Serri ha presentato “Mussolini ha fatto tanto per le donne! Le radici fasciste del maschilismo italiano" (Longanesi). Ne ha discusso con Nicoletta Fasano (Israt). L’incontro è organizzato da Polo Cittattiva per l’ Astigiano e l’ Albese – I.C. di S. Damiano, Comune e Museo di Cisterna, Israt, Ass. “Franco Casetta” con Fra Production Spa, Lib."Il Pellicano" e Aimc di Asti. Mirella Serri è docente di Letteratura e giornalismo presso l’Università La Sapienza di Roma. Ha dedicato numerosi saggi ai maggiori scrittori contemporanei.

Ha realizzato trasmissioni culturali per la tv. Collabora a L’espresso, La Stampa, Ttl, Corriere della Sera-Magazine. La dott.ssa Nicoletta Fasano è ricercatrice presso l’ Israt.
“L’autrice è saggista, giornalista, docente numerosissimi saggi - ha sottolineato in apertura Nicoletta Fasano - bastano questi titoli a darci l’idea della scrittura ma anche dell’ originalità con la quale si avvicina ai temi della grande storia. Nel suo ultimo lavoro, tutto ciò si coglie già nelle prime pagine perché è singolare ricostruire la storia dell'uomo Mussolini, fin dalle origini, attraverso il suo rapporto con le donne. Per tutto il libro, siamo accompagnati dal nome di grandissime donne, mai studiate abbastanza. Sono lucide, preparate, attraverso di loro si racconta come il Mussolini si sia anche son il femminismo”.
“Volevo raccontare sia il rapporto con le donne - ha detto l’autrice - ma anche le leggi e i provvedimenti fatti contro di loro. Il maschilismo di Stato arriva con la Marcia su Roma ed è proseguito a colpi di leggi. L’unico ruolo concesso era quello di spose e madri. Vengono inasprite le regole diritto di famiglia. Mussolini è l'attualità del maschilismo perché crea atteggiamento e senso comune che arriva fino ai femminicidi dei giorni nostri. Era socialista e le femministe c'erano già allora ma, capendo l’ importanza delle masse che si affacciano alla storia, vogliono avvicinarsi al potere ma lo Stato non lo permette. Mussolini, meglio dei liberali, capisce per primo l’importanza delle donne che si stanno affacciando sul mondo della storia ma, poi, il fascismo mette loro il bavaglio. Ho scritto questo libro perché, quando arriva un regime dittatoriale, si scaglia contro le donne perché sono l’anello debole. Ha rapporto ambivalente con donne, le attrae e le usa. Sono spesso incontri di pochi minuti mentre, contemporaneamente, mantiene relazioni extraconiugali con altre amanti. Crudele fisicamente ed emotivamente, si comporta in questo modo già in gioventù”.
Di certo, ha detto Nicoletta Fasano, il corpo del duce, la sua energia, evidenziata anche nella sessualità, aveva molta presa nell’immaginario di certa cultura maschilista. Inoltre, come ha sottolineato Mirella Serri, il cinema, la radio e la fotografia aumentavano a dismisura tutto ciò: se il politico prefascista doveva sembrare autorevole, lui vuole affascinare e dividere. Il suo linguaggio, sessista e violento, ottiene lo stesso scopo. Molti politici sia dell’epoca che precedenti, infatti, avevano avuto la fama di playboy come Giovanni Amendola che, però, era uomo dai modi compassati ed eleganti. I fascisti, invece, inaugurano un rapporto con il femminile e le donne molto diverso. La donna deve sempre e comunque essere sottomessa. La Marcia su Roma, ad esempio, viene accompagnata da molte donne con ruoli diversi: ardite, crocerossine… Però, già il giorno dopo, su Il popolo d’Italia, Mussolini scrive che le donne non devono fare politica.
Questo linguaggio, oggi, è stato trasmesso alla destra italiana anche sui social dove, quando si devono aggredire le donne, si utilizza questo stesso linguaggio che prima non esisteva. Il libro, come evidenzia Nicoletta Fasano, ha un altro grande pregio. Quello di restituire la memoria delle vittime femminili dello squadrismo che, oggi sono pressochè dimenticate come Fedora Farolfi morta nel 1920, a soli 19 anni, per essersi rifiutata di fare il saluto fascista.
Pochissime le notizie che l’autrice ha trovato al riguardo quando, al contrario, molte donne si opposero al fascismo ma la polizia non le registrava quando erano vittime di aggressioni perché derubricava i fatti a litigate tra donne. Inoltre, negli scontri, la polizia era sempre dalla parte dei fascisti. La cosa singolare è che le donne non vengono catalogate per le loro posizioni politiche ma come: ubriacone, erinni, furie, indemoniate, streghe… “Questo mi ha colpito perché, al contrario, nei processi del '46, i magistrati tendono a scagionare contro donne fasciste accusate di delitti feroci sostenendo che le loro azioni erano dovute a debolezza. Così vengono inflitte pene minori per considerate donne che fuoriescono dal loro ruolo femminile e non persone che scelgono consapevolmente” ha detto la Serri.
Non basta, Mussolini si costruisce, per i suoi fini, una storia familiare adeguata trasformando, da adulto, i genitori in persone ideali. Si definisce povero mentre non lo è mai stato così tanto. Di certo nutriva un forte rancore nei confronti della madre ed era un vero e proprio teppista.
Con lui il femminismo muore e, dopo la guerra, bisogna arrivare agli anni ‘70 per vederlo rifiorire grazie alla riscoperta della figura di Anna Kuliscioff.
Giovanna Cravanzola

 


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