NEL CANTIERE DELLA MEMORIA

Dopo otto anni, venerdì 14 maggio 2021 c’è stato il gradito ritorno del prof. Filippo Focardi per la presentazione del libro “Nel cantiere della memoria. Fascismo, Resistenza, Shoah, Foibe” (Viella). A dialogare con lui, il dott. Mario Renosio (Israt) . La videoconferenza è stata organizzata da Polo cittattiva per l’astigiano e l’albese - I.C. di S. Damiano d’ Asti, con Museo Arti e Mestieri di un Tempo di Cisterna, Israt, Casa della Resistenza e della Deportazione di Vinchio, Ass. "Franco Casetta", con Fra Production Spa, Libreria "Il Pellicano" e Aimc di Asti. Il volume - come ha detto in apertura il dott.

Renosio - è il primo della nuova collana dell’Istituto Parri. Uno dei focus è il rapporto tra memoria, storia, il suo uso pubblico e le politiche memoriali dal dopoguerra ad oggi. Il volume è suddiviso in due parti. La prima riprende il tema del cattivo tedesco approfondendolo. La tesi di Forcardi è che nella memoria pubblica nazionale il mito dell'italiano brava gente e del cattivo tedesco ha portato a una memoria pubblica autoassolutoria. Nella seconda parte, invece, analizza le dinamiche di cambiamento della memoria pubblica dopo la caduta del Muro di Berlino e la fine della guerra fredda. Il titolo, proponendo quattro temi, ha una propria peculiarità per la costruzione e la decostruzione di una memoria pubblica ma sono collegati tra loro. Il filo rosso - ha sottolineato Focardi - è la rilevanza dello stereotipo del ‘bravo italiano’ che costituisce una memoria contraddittoria rispetto a quella degli altri Paesi europei. Gli altri avevano incentrato la memoria della Resistenza attribuendo ai nazisti il peso della colpa cosa che abbiamo fatto anche noi. Però il nostro ruolo non poteva essere quello degli altri Paesi perchè siamo stati culla del fascismo, in guerra dal ‘35, principali alleati dei nazisti. L'italia rimuove e minimizza questa esperienza. Si partecipa alla guerra perchè si è obbligati da Mussolini, si aiutano gli ebrei e le popolazioni dei Paesi occupati. Questa immagine nasceva da esigenze comprensibili. Eravamo i perdenti e, da Badoglio in poi, l'obiettivo è stato quello di evitare al Paese una pace punitiva. Gli antifascisti avevano il terrore (Sindrome di Weimar) che, se l’ Italia fosse stata punita, si sarebbe rifugiata nella destra eversiva e poi dovevano essere considerati anche dei meriti. Così si è sottolineata l’ immagine del ‘bravo italiano’ contro il ‘cattivo tedesco’ e questo ha creato una memoria distorsiva proprio perchè giudichiamo il fascismo sulla base del nazismo. Così facendo abbiamo rimosso molti crimini perchè, anche se non abbiamo perpetrato stermini di massa, ci siamo macchiati di rastrellamenti, deportazioni, fucilazioni, stragi... ma l'abbiamo rimosso. Lo stesso meccanismo scatta quando si dice che il fascismo ha avuto anche dei pregi. Il paragone costante con il nazismo ha svuotato il fascismo delle sue caratteristiche cruente e questo ha portato al successo delle tesi dI De Felice. Fino al ’38 si è promossa l’ idea che italiani fossero estranei al fascismo anche se, al contrario, avevano applicato alla lettera le Leggi razziali. Si è detto anche che il Duce le aveva applicate per compiacere Hitler. Solo nel 1988, in occasione del 50esimo anniversario delle Leggi Razziali, si è evidenziato che i provvedimenti italiani furono molto più pesanti di quelli tedeschi decretando, ad esempio, l’espulsione dalle scuole. Rispetto alla Resistenza, in questo periodo la sua memoria viene sfidata da quella della Shoah e dell’ antitotilitarismo. A partire dagli anni ’90, in Italia si inizia a richiedere  anche la pacificazione e parificazione dei morti, dei partigiani e degli appartenenti alla Repubblica di Salò perchè tutti hanno combattuto per la patria. Il Quirinale, però, da Ciampi a Mattarella pongono un blocco a tutto questo. Il primo fa pedagogia civile recuperando Resistenza alla base della memoria del Paese e Napolitano prosegue su questa linea. Fino al 2010 la memoria delle foibe è nazionalistica. Successivamente, Napolitano e i Presidenti sloveno e croato visitano sia il monumento che ricorda i crimini italiani che quello che ricorda gli italiani espulsi. In questo modo si cerca di creare una memoria europea riconciliata che non vuol dire condivisa. Seguono lo stesso esempio il Presidente Mattarella e il Presidente sloveno nel luglio del 2020.
Di certo l’importante sarebbe investire più sulla scuola che sulla memoria la quale, per forza di cose, evidenzia alcuni aspetti e non altri.
Intanto, come ha evidenziato Focardi, il Parlamento europeo ha riconosciuto l’emergenza del neonazismo. Però, si evidenziano anche segnali positivi ad esempio nel discorso per il 25 aprile 2021 di Mario Draghi che, in qualità di Presidente del Consiglio, ha ricordato che gli italiani non sono sempre stati tutti brava gente.
Un’altra voce importate oggi è quella degli storici per stimolare la conoscenza e la riflessione su queste tematiche.

Giovanna Cravanzola


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