Il Forno del Castello

Nel 2011, grazie a una raccolta fondi a cui partecipano molti cisternesi e non, il forno viene acquistato dall’Associazione Museo Arti e Mestieri di un tempo. Il denaro raccolto ottiene un duplice scopo: garantire che il forno rimanga di proprietà della collettività e contribuire al restauro della Chiesa Parrocchiale SS. Gervasio e Protasio.

Le prime notizie certe riguardanti il forno del castello sono custodite nell’Archivio di Stato di Biella – fondo Dal Pozzo – e risalgono al 1564, quando il feudatario Torquato Torto specifica che “… il forno resti del castello e nessuno possa cuocere pane ad altro forno eccetto coloro che abitano alle cascine in campagna, che possano cuocere ad un suo (loro n.d.r) forno, mediante che paghino al Signore scopelli 2 di grano per ogni bocca da 7 anni in su; e che il detto signore sia tenuto a tenere un fornaro sufficiente, il quale sia obbligato a portar il bosco al forno; e se guasterà il pane, pagarlo, e che il signore sia obbligato tenere il forno in buon essere”.

Tale diritto restò legato al castello fino alla fine del ‘700, quando i privilegi feudali vennero aboliti anche nello Stato Sabaudo (Cisterna passò sotto i Savoia nel 1784) sulla scia di quanto era accaduto in Francia a seguito della Rivoluzione. Nel fascicolo datato 1661-1676 “Atti di lite relativi il forno di Cisterna e le monache d’Alba” si evince come il Comune di Cisterna avesse intentato lite contro il nuovo feudatario, cioè il Marchese Borso Acerbo “...per aver questi dato ipoteca sul forno a detta comunità nella convenzione per la soddisfazione del censo verso le monache di S. Caterina d’Alba”.

Nel fascicolo datato 1714 riguardante gli atti criminali si descrive uno “… sparamento di un colpo d’arma da fuoco davanti la casa del comune, vicino al forno, et altro sparamento fatto poco doppo avanti alla chiesa di S. Giuseppe”.
Teresa Cauda (classe 1923) nata in Valle S. Matteo, ricorda uno dei più anziani panettieri che hanno operato nel forno: Carlo Marchiaro, il “calu”, classe 1881. Già da bambino, il “Calu” percorreva la strada “Via Madòna” per andare a “portè disnè” al padre Secondo, anch’esso esercitante la professione di fornaio. Negli Anni Trenta del Novecento il forno diventa di proprietà di Caterina Rolfo “Nin-a del Pransoè” - vedova di Giacomo Sacco – e dei figli Candido e Bartolomeo Sacco. L’atto notarile riporta che il forno viene venduto nel 1945 a Bartolomeo Povero, marito della signora Onorina Scapino.  

Tra il 1947 e il 1948 il forno viene gestito dai signori Antonio Gioda e dalla sorella Elisa. Nel 1951 il forno viene acquistato dalla signora Maria Marchiaro che lo gestirà fino al 1957 -  coadiuvato dai figli Emiliano Mario e Pietro Bodda – quando verrà venduto al Rev. Teologo Don Nicola Cozzo, parroco di Cisterna. In questo atto il forno cessa di essere tale “per accordo tra le parti”. Da aprile  a settembre di quello stesso anno il forno viene ancora gestito dal Signor Eugenio Gallino e dalla moglie Luigina, originari di Valle S. Matteo. I signori Gallino furono gli ultimi ad utilizzare il forno del Castello prima di trasferirsi in Piazza Rino Rossino, dove costruiranno il nuovo forno. La signora Luigina racconta che il forno veniva acceso alle tre o alle quattro del mattino: si capiva che aveva raggiunto la temperatura giusta quando la volta del forno appariva molto chiara per il calore. Il diritto di cottura veniva pagato con il “cres” cioè la differenza tra il peso della farina asciutta e quello del pane prodotto, che ammontava al 20% in più: per fare 12 kg di pane servivano 10 kg di farina.


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